11 Novembre – San Martino

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11 Novembre – San Martino

Martino, giovane soldato romano del IV secolo d.C. (316 circa–8 novembre 397), fu educato fin da bambino a combattere da cui il nome “Piccolo Marte”. In una ronda notturna, nell’anno 335 d.C., durante una tempesta di neve, incontrò un mendicante, che malvestito e così esposto al gelo, stava morendo di freddo. Vedendo la sua pena, Martino fu mosso da profonda compassione: estrasse la sua spada e tagliò un lembo del suo rosso mantello facendone dono al mendicante così, che potesse riscaldarsi. Quella stessa notte Martino sognò il Cristo Gesù ammantato di rosso, dello stesso lembo di mantello donato al mendicante, con in mano una lanterna.

Il Cristo Gesù gli disse, illuminandolo:

Ecco Martino, il soldato romano non battezzato; egli mi ha vestito. Ora è battezzato!

Quando si svegliò il mantello era nuovamente integro. Da quella mattina Martino lasciò poi le armi per divenire un uomo di Dio, un uomo di Buona Volontà. La sua spada divenne così una croce ed il suo mantello venne conservato come reliquia dai Merovingi.

Fu così che Marte, da dio esteriore, divenne interiore. È in questa potente immaginazione che vediamo le potenti forze di volontà di Marte, l’antico dio della guerra, esser donate al mendico, al più debole, durante il gelo invernale – il crescente gelo materialistico che uccide il calore dell’anima. Il pianeta Marte ha il domicilio notturno nello Scorpione, il segno di questo periodo dell’anno (dal 23 ottobre al 22 novembre).

La spada di Martino è il pungiglione dello scorpione che viene redento, dove prima portava morte ora porta vita. Dove le forze di volontà venivano prima usate per combattere i nemici nel mondo esteriore; ora sono impiegate per unirsi al mondo interiore del prossimo. Il rosso del mantello è l’attività volitiva dell’Io, che dopo il Cristo diviene individuale, un simbolo ribadito anche dalla spada che, con il suo doppio taglio, rappresenta la dualità dell’anima razionale, il fodero dell’Io nell’anima dell’uomo.

Ecco come venne ad avverarsi il detto del Cristo:

Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.

– Matteo 10:34

Michael, è un angelo guerriero, che prima della venuta del Cristo sconfisse Lucifero, vincendone dalla corona tanto l’intelletto umano che il Graal; e così dopo la venuta del Cristo Michael combatte Ahriman. Michael ora accende una luce per coloro che abbandonano l’antica volontà di potenza per la nuova volontà di amore, il sacrificio, il “fare sacro”. È così che Martino vede il Cristo Gesù, ed esso è ammantato nella nuova volontà  dell’uomo:

Il Regno dei Cieli è sotto la volontà e i volenterosi se ne impadroniscono.

– Matteo 11,12

Il potente Marte è piccolo innanzi all’Amore-Cristo, eppure il Cristo abbisogna delle sue forze di volontà per vivere tra gli uomini: la Buona Volontà.

Come Marte accese il cielo la notte di San Lorenzo (10 agosto) con lo sciame di meteore portatrici di ferro siderale, tre mesi dopo (11 novembre), nella notte di San Martino si accendono, le lanterne rischiarano la notte sulla Terra. Spesso in questo periodo dell’anno le temperature hanno un innalzamento relativo, rispetto alla media stagionale: è la cosiddetta Estate di San Martino. Questo evento meteorologico ricorda il momento in cui il manto di Martino ricopre il Cristo mendicante nella notte di tempesta.

Si passa così da Marte macrocosmico, il guerriero esteriore, a Marte microcosmico, il guerriero interiore. Dalla luce nel cielo alla luce nell’intimità dell’anima umana. Ora la spada diviene la croce per mezzo della Buona Volontà.

Non vi è abbastanza oscurità nel mondo che sia in grado di spegnere anche la più piccola luce di candela

disse Gautama Buddha, Principe di Pace e Signore della Compassione. Il “Christus verus Lucifer”, porta la luce nella notte dell’anima dell’uomo, preparandoci così alla sua nascita quale Bambin Divino.

San Martino ed il Culto di Mithras

Possiamo collegare San Martino di Tours a quei legionari romani che celebravano il culto solare di Mithras: tale culto preparò l’anima di popolo romana all’incontro col Cristo attraverso la 4° Epoca di Cultura Greco-Romana. Il culto di Mithras, con il suo sistema di 7 gradi e simbologia del Tempio, è anche all’origine del sistema massonico, essendo la continuità del culto solare di Caino.

È esattamente il culto di Mithras il processo esoterico che sottende alla redenzione delle forze di Marte. Mithras infatti pur essendo un guerriero, un persiano, porta la vita attraverso la morte, uccidendo il toro cosmico Abudad su ispirazione dello Spirito Solare, a cui rivolge lo sguardo nella taurobolia. Come Mithras anticipa il motto rosicruciano “In Christo Morimur” la cui traduzione esoterica è “Nel Cristo vive la Morte”; così in Martino “La spada porta la vita dell’anima, la compassione”. Il sangue del toro cosmico sparso sul terreno, permette la coltivazione dei campi, ovvero il ritorno del culto solare di Caino alla fine della reggenza lunare del dio Jehovah.

Il culto di Mithras da persiano (nella 2a epoca) si trasforma attraverso la 3a epoca e riemerge metamorfosato in culto romano (nella 4a epoca), preparando la conversione dei pagani convertiti al culto di Roma. Questi romani che dal mitraismo si convertirono al cristianesimo riconoscendo il Cristo, si ritrovarono distaccati dalla propria anima di popolo, sviluppando il principio dell’Io, la propria “spada” interiorizzata che sacrificandosi diviene la “croce”. Questo in particolare lavorò nell’elemento della terra che veniva coltivata da quei legionari a cui, una volta raggiunta l’età del ritiro, gli veniva dato dalla Repubblica di Roma un appezzamento di terreno di cui vivere.

Il Toro è il vitello d’oro dell’Antico Testamento, Lucifero, la cui Saggezza esteriorizzata in oro metallico giunge alla fine nell’Era del Toro, la 3a epoca di cultura per lasciare il passo all’Era dell’Ariete, l’Agnello Mistico – il Cristo che si incarna a metà della 4a epoca di cultura, quando la spada dell’Io cosmico divenne la croce, donando la spada dell’Io a tutti gli uomini con il compito di trasformarla in croce per mezzo della Buona Volontà.

È solo uccidendo il toro e spargendone le antiche forze cosmiche, che l’astrale luciferico può venir redento dal Cristo, così come nel Mistero del Golgotha il Buon Ladrone viene redento ed il sangue eterizzato del Cristo redimerà la Terra. Mithras è infatti la prefigurazione di Michael nel suo passaggio tra Terra-Marte e Terra-Mercurio.

Egli come è comparso nella sfera cultica prima del Cristo dovrà comparire anche dopo di esso, nel culto solare di Michael: il Servizio di Michael. Nel nome stesso “Mithras” è contenuta anche la radice di Maitreya, colui che porterà l’amicizia del Cristo nella 6a epoca di cultura.

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Mithras sacrifica il Toro Cosmico nella Taurobolia

Gautama Buddha, il Principe di Pace nella Sfera di Marte

Questa associazione tra Marte e la crocifissione è pure un’allusione alla crocifissione del Siddhartha sul piano astrale nella sfera di Marte. Tale altissima missione cosmica gli fu affidata dopo la sua ultima incarnazione terrestre quale Gautama Buddha direttamente da Christian Rosenkreutz. Steiner descrive come nel XVI secolo sulla sfera di Marte si fosse raggiunta la decadenza spirituale, così che il pianeta non fu più in grado di inviare impulsi spirituali al volere all’uomo. Questo si tradusse sulla Terra in una più profonda caduta nella maya, anche nel mondo del linguaggio e nella perdita del senso spirituale dei nomi associati alle cose.

L’uomo del XV secolo, al passaggio tra medioevo e rinascimento, non era più in grado di dire se la lingua fosse ispirata dallo spirito delle cose o se invece fosse solo una convenzione: così giunti nel XVI secolo si viveva nelle conseguenze del dibattito del XII secolo tra “nominalismo”, per cui le cose hanno nomi di convenzione, e “realismo”, per cui i nomi delle cose sono ispirati dall’essere della cosa. L’uomo rischiava allora di divenire incapace di coniugare il lavoro mondano con il lavoro interiore, ovvero ciò a cui avevano lavorato esotericamente le comunità monastiche che seguendo la regola benedettina istituita già 1000 anni prima, “ora et labora”, nel 534 d.C. riuscirono a dare forma all’Europa. Ciò sarebbe divenuto impossibile.

Per questa decadenza degli spiriti di Marte, si rese necessario un intervento che potesse fare da punto di svolta della storia spirituale di Marte, così come il Mistero del Golgotha lo era stato sulla Terra. La rimessa in moto dell’evoluzione marziana avrebbe significato anche l’invio di un nuovo impulso volitivo sulla Terra.

Così nel 1604, Christian Rosenkreutz all’epoca disincarnato, in quanto membro dei Maestri della Saggezza decise che il Siddhartha Buddha avrebbe compiuto tale missione di sacrificio per la sfera di Marte. Infatti Buddha, quando nel VI secolo, nel 530, a.C. ricevette la sua illuminazione sotto l’albero del Bodhi ovvero del “risveglio”, venne in contatto con lo Spirito di Mercurio “Bhuda” in sanscrito. Così come lo Spirito del Sole, Cristo, si incarnò nel battesimo del Giordano in Gesù di Nazareth così Budha si congiunse al Buddha. Dopo l’illuminazione Buddha non avrebbe più avuto successive incarnazioni fisiche sulla Terra, ma sarebbe rimasto nel mondo astrale, finché non venne trasferito nella sfera di Marte nel XVI secolo. Questo avvenne sul piano del Mondo Astrale e il veicolo più basso on cui operò Buddha fu proprio il corpo astrale, ponendolo così entro il corpo di un Arcangelo o Spirito di Popolo.

Il pianeta rosso era all’epoca un gigantesco campo di battaglia degli spiriti che lo abitavano e il Buddha dovette scendere nel mezzo di questo terribile tumulto, rimanendo coinvolto nella lotta come condottiero di pace alla guida di parte del popolo marziano. Essendo a livello del Mondo Astrale dobbiamo immaginarci una guerra fatta di passioni contrastanti. Per il sublime spirito di Buddha, che aveva la pace nella sua essenza spirituale, partecipare ad una guerra fu una vera e propria crocifissione. La guerra cessò grazie al suo sacrificio.

Da quel sacrificio del Buddha-Eloah di Mercurio, l’evoluzione marziana poté invertire la sua discesa e ascendere di nuovo, al contempo facendo sgorgare nuove forze volitive nel cosmo. Queste forze si riversarono sulla Terra attraverso le anime che, dopo il sacrificio di Buddha in poi, passano nel cielo di Marte durante la discesa nella nuova incarnazione. Si tradussero per la prima volta come forze che permettevano all’essere umano di coltivare la meditazione e al contempo la propria normale attività lavorativa di ogni giorno.

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Liane Collot d’Herbois “Christian Rosenkreutz invia Buddha nella sfera di Marte”

 


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